V Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate: Sulla Laurenzana-Potenza: da Pignola a Monteforte

DOMENICA 4 MARZO 2012

V Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate
Sulla Laurenzana-Potenza: da Pignola a Monteforte

Coordinatori:

  • Nicola Giordano (339 4082770)
  • Giusi Petrone(347 8537139 ore serali)

Scheda tecnica:

  • Partenza da Matera (p/zza Matteotti ) ore 6.15 (auto proprie)
  • Inizio escursione ore 8
  • Durata escursione ore 8 (soste comprese)
  • Sosta pranzo ore 13 circa (pranzo a sacco)
  • Lunghezza del percorso km 18 (a/r)
  • Tipologia del percorso ciottolato di sedime ferroviario, sentiero, sterrata, i – ippovia, asfalto
  • Dislivello totale in altezza mt. 900
  • Tipo percorso anello
  • Difficoltà EI( medio impegno in ambiente innevato)
  • Orario previsto di arrivo a Matera ore 19.30
  • Abbigliamento consigliato: obbligatorie scarpe da trekking; ghette; consigliati bastoncini, giacca a vento, cappello, mantellina antipioggia, torcia, ciaspole (per lunghi tratti innevati).
  • N° max partecipanti 30
  • Rifornimento acqua nel paese presenza di fontane e anche lungo il percorso; si consiglia comunque di portarsi almeno un litro di acqua

V GIORNTA NAZIONALE DELLE FERROVIE DIMENTICATE

Falco Naumanni, in collaborazione con il CAI di Potenza e l’associazione di cicloambientalisti Il Ciclamino- FIAB di Matera con questa escursione aderiscono alla V Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate.
La giornata si inserisce nel quadro di eventi e manifestazioni che si tengono in tutta Italia per la tutela delle Ferrovie Abbandonate ed è promossa da Co.Mo.Do.- Coordinamento di Mobilità Dolce.
L’obiettivo è quello di tutelare il patrimonio storico, sociale e culturale rappresentato dalle strade ferrate e di convertire le ferrovie definitivamente abbandonate in piste ciclopedonali.
Insieme, a piedi o in bicicletta, sulle tracce della vecchia tratta delle ferroviarie Calabro- Lucane, Potenza-Laurenzana: da Pignola a Monteforte.
Annoverata oggi tra i rami secchi delle ferrovie italiane, dal 1919 al 1980, la ferrovia di montagna collegava Potenza con Pignola, Abriola, Anzi, Calvello e Laurenzana. Snodandosi lungo l’Appennino Lucano attraversava boschi e numerosi corsi d’acqua.
Ceppi chilometrici, vecchio sedime, gallerie, caselli e stazioni sono quel che resta della linea ferroviaria, inserita oggi nei percorsi delle greenways d’Italia.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

Si parte da Pignola (926 mt sul livello del mare) a pochi chilometri da Potenza e dall’oasi faunistica regionale del Lago Pantano.
Circondata da boschi, e non lontana dalla stazione sciistica di Sellata Pierfaone, Pignola è nota per essere il paese dei cento portali. Percorrendo le stradine del centro storico ci si imbatte in palazzi d’epoca e chiese ornati da splendidi portali in pietra scolpita.
Da Pignola si segue il tracciato della ferrovia Potenza- Laurenzana e si cammina sul vecchio sedime nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese.
L’itinerario si sviluppa ad anello.
Parcheggiate le auto nel centro di Pignola, ci si indirizza verso la località che ospitava la vecchia stazione ferroviaria ormai dismessa e ci si avvia su quello che rimane del percorso ferroviario, all’inizio in parte coperto dall’asfalto, finché si può cominciare a procedere sul sedìme della vecchia tratta ferroviaria*, priva ormai di binari ma non del tipico ciottolato. La si segue salendo gradualmente per sei chilometri circa, attraversando alcune brevi gallerie e passando su un paio di alti e pittoreschi ponti ferroviari che si affacciano sulla valle del Pantano, fino alla ormai semidiruta stazione di La Sellata. Qui bisogna abbandonare la traccia ferroviaria e svalicare, perché la galleria che sbuca sull’altro versante del passo è chiusa: vi si arriva lungo un sentiero che sale al passo e poi scende asfaltato dall’altra parte. Si riprende quindi il sedìme ferroviario e vi si prosegue per altri tre chilometri circa: la prima parte di questo tratto –privato del ciottolame- è stato di recente risistemato a pista ciclo-pedonale. È stata anche ristrutturata la vecchia stazioncina di Monteforte, dove arriva un strada in selciato da Abriola e prosegue per la cappella della Madonna di Monteforte**, 300 metri più in alto del percorso ferroviario. È questo il sentiero che imboccheremo, soffermandoci nella visita alla Cappella, per poi proseguire verso la cima più alta della nostra escursione. Dalla vetta si continuerà sulla cresta della serra di Sellata, incrociando la stradina che collega da passo Croce dello Scrivano Rifreddo a La Sellata; scenderemo quindi gradualmente per il Fosso Delle Mele e le dorsali di M.te La Crocetta e punta S. Bernardo per sbucare sulla strada che va da Pignola a La Sellata, a circa due km. dal paese in località fontana Annanica. Qui riprenderemo il sedìme ferroviario che abbiamo già percorso in mattinata e che riporterà al punto di partenza.
In concomitanza con l’escursione a piedi, ne è prevista anche una in bici a cura del Ciclamino, FIAB di Matera su un itinerario un po’ diverso che percorre comunque un lungo tratto in comune del sedime ferroviario. Si veda scheda allegata.

Notizie utili

  • L’incontro preescursione si terrà venerdì 4 marzo alle ore 20.00 presso la sede di TFN v/co Lombardi n° 3
  • Le prenotazioni potranno essere effettuate telefonicamente entro la stessa data ai coordinatori o direttamente in sede, si darà la precedenza ai soci.
  • Per i non soci è previsto un contributo liberale di 6 € da versare il venerdì in sede contestualmente alla firma di liberatoria per la mancanza di assicurazione
  • I soci verseranno il contributo liberale di 1 euro
  • Sono obbligatorie le scarpe da trekking (o similari ) e si raccomanda abbigliamento adeguato alla stagione
  • Pranzo a sacco
  • I partecipanti devono osservare strettamente le indicazioni dei coordinatori
  • L’Associazione ed i coordinatori non sono responsabili di eventuali infortuni e/o incidenti che dovessero interessare i partecipanti all’escursione, prima, durante e dopo la stessa.
  • In caso di maltempo, l’escursione potrà subire variazioni oppure rinviata ad altra data.
  • Il percorso potrebbe essere cambiato dai coordinatori per sopravvenute esigenze organizzative

* La prima parte del percorso si sviluppa su un pezzo delle tratta ferroviaria Potenza Laurenzana, dismessa ormai da decenni. Si era cominciata a costruirla intorno al 1919 e la si era terminata nel 1933. Faceva parte di un ambizioso complesso di 1271 Km di linee a scartamento ridotto (950 mm) che la Società Mediterranea per le Ferrovie Calabro–Lucane aveva progettato di costruire già nel 1915 –dopo aver firmato un apposito patto con lo Stato- tra la Basilicata, la Calabria, la provincia di Bari e una parte del Cilento. Non tutta la rete ideata venne costruita, così come non venne mai realizzato il collegamento fra Laurenzana e Montalbano né quello che, su tale percorso, da Guardia Perticara avrebbe dovuto innestarsi sulla tratta Marsiconuovo – Nova Siri, rimasta anch’essa sulla carta.
Non solo il progetto iniziale non venne mai completato, ma l’ incremento della rete stradale, funzionale allo sviluppo dell’industria automobilistica, andò inesorabilmente togliendo importanza fin dagli anni Cinquanta al trasporto su rotaie.
Chi è nato nella zona non più tardi dei primi anni Sessanta ha avuto comunque il tempo di compiere il suo primo viaggio extra moenia sul trenino che dal capoluogo portava al paese di provenienza, o dai paesi dell’interno verso la città, dove dalle sbuffanti littorine si poteva proseguire su ruggenti locomotive.
Nel 1969 la parte più consistente della tratta venne prima sospesa, poi chiusa, finché nel 1980 l’intero percorso ferroviario venne cancellato. In pochi anni sono scomparsi binari e traverse e quanto poteva essere utile; stazioni e caselli sono stati abbandonati, ma i vecchi ponti reggono ancora. L’ex sedìme è ormai diventato un suggestivo sentiero, solo presso Laurenzana in molti punti è scomparsa ogni traccia della linea ferroviaria.
Le amministrazioni comunali di Potenza e degli altri centri interessati dalla vecchia tratta hanno firmato un protocollo d’intesa con il Commissariato del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano per la riattivazione a fini turistico-naturalistici della vecchia linea ferroviaria delle Calabro-Lucane.
Non sappiamo se realmente un giorno ritornerà il treno tra i monti e i boschi della Sellata, intanto noi continueremo a percorrerla a piedi
Ulteriori informazioni sulle vecchie ferrovie abbandonate si possono trovare sui siti http://www.greenways.it/ e http://www.ferroviedimenticate.it/

** Il Santuario di Monteforte costituisce un elemento importante per storia e tradizione nella vita della comunità di Abriola. Esso domina il paese dalle pendici del monte omonimo, rappresentando un significativo riferimento visivo nel contesto paesaggistico, ma specialmente costituendo un luogo amato e venerato dai cittadini quale meta della più sentita manifestazione religiosa e popolare che anima e scandisce i ritmi della vita della comunità: la festa della Madonna di Monteforte. Dal Santuario, a 1300 m di altitudine, nelle cui adiacenze è stata ubicata un’area attrezzata con panchineè possibile spaziare con lo sguardo a 180° dal sottostante abitato di Abriola al M. Pierfaone, al Volturino, alla Montagna di Viggiano, fino alle Dolomiti Lucane…
Due volte l’anno vi si svolge il rito del trasferimento della statua della Madonna che, custodita durante i mesi invernali nella Chiesa Madre, nella prima domenica di giugno viene portata al Santuario, meta in estate di numerosi pellegrinaggi; il 15 di agosto, giorno dell’Assunta, i fedeli salgono in processione per prendere la statua e riportarla in paese.
Le origini del Santuario di Monteforte sono incerte; il primo nucleo risale probabilmente al XI secolo e sorge, secondo una delle ipotesi avanzate, su una fortezza naturale (da cui il toponimo Monte-Forte) quale eremo prima di monaci italo-greci, poi benedettini. Secondo altri, non esistendo documentazione certa della presenza di un cenobio sul luogo, in origine il Santuario non era che una piccola cappella ad uso dei fedeli di Abriola, nel corso dei secoli ampliata ed arricchita di affreschi e di elementi di un certo rilievo artistico. In ogni caso l’epoca del primo impianto (XI sec.) è confermata dalla presenza, nell’abside del piccolo vano originario, di un affresco risalente al 1000, raffigurante il Pantocrator (Onnipotente), considerato l’elemento più antico ed attendibile da cui trarre indicazioni circa l’origine dell’impianto architettonico: lo stile, i colori spenti e l’assenza di prospettiva che caratterizzano l’insieme delle figure (il Cristo che sorregge un libro e due Santi ai lati in posizione di adorazione) rendono l’opera databile con sufficiente sicurezza. Coevo è probabilmente l’altare in pietra antistante l’abside.
Nei secoli XV e XVI la cappella, costituita da soli tre vani, aperta al culto pubblico si arricchisce degli affreschi e dei controsoffitti lignei riportati alla luce dopo i recenti restauri sulle pareti laterali e sulla volta a botte; in questo periodo, divenuto luogo di grande fervore religioso, grazie al contributo di numerose famiglie notabili del luogo, di cui rimane traccia in iscrizioni e nella riproduzione di alcuni stemmi nobiliari, la struttura viene ampliata con la realizzazione del corpo di fabbrica antistante il nucleo originario. Nel 1679 la cappella è affidata alla confraternita di S. Maria di Monteforte, legata al terzo Ordine laicale dei Minori, così come si legge nella relazione “ad limina”, assumendo numerosi beni ed una rendita cospicua, documentata fino al 1810 nelle relazioni delle varie commissioni incaricate dai Francesi della verifica dei beni delle Confraternite. Da tali documenti si evince che il Santuario, centro di un fervore religioso che lo rende meta di pellegrinaggi a di due processioni l’anno, nella domenica in Albis e nel giorno dell’Assunta, nel 1812 risulta ricco di beni in quanto titolare di rendite provenienti da terreni e da bestiame di sua proprietà, nonché dalle offerte delle famiglie benestanti.
Ma con l’applicazione delle leggi antifeudali ed anticlericali, che esigono la riscossione dell’imposta fondiaria anche dalle Confraternite religiose, comincia il declino dell’intensa attività che ha caratterizzato la vita della cappella nei secoli precedenti, che passa alle dipendenze dell’Amministrazione di beneficenza del Comune di Abriola.
Negli anni del brigantaggio Monteforte diventa luogo di appostamento della Guardia Nazionale, intenta al controllo delle azioni eversive dei briganti annidati nei boschi vicini; si affievolisce la pratica del culto e le rendite si riducono drasticamente fino al 1937 quando, in pieno regime fascista esse vengono completamente incamerate dall’Ente Comunale di Assistenza.

Testo tratto da “Sellata-Volturino: itinerari potentini” di A. Borghini -C. Coppola, 1999