ALIANO: I calanchi e il sentiero della memoria

L’appuntamento è a Matera in piazza Matteotti domenica 19 aprile alle ore 7.00. Piove, partiamo comunque, non siamo tanti, ci sono tre volti nuovi: Raffaele, Alessandro e Francesco , per la prima volta partecipano ad una nostra escursione.

 

Verso Aliano, scrosci di pioggia e nebbia ci fanno compagnia,il paese disabitato di Craco si intravvede appena avvolto dalla nebbia, il verde del paesaggio è “macchiato”dal bianco di un gregge di pecore ed il nero dei cavalli in libertà , un bellissimo paesaggio bucolico…

Ad Aliano, pioviggina , ci aspettano gli amici di Policoro e Scanzano “fedeli sempre”, nel frattempo ci raggiunge la famiglia Perrone al completo con i magnifici 3 : Luca, Sofia ed Alessandro che tutti insieme raggiungono 19 anni.

Ci contiamo e siamo in trenta. Dentro Aliano in Piazza Garibaldi di fronte alla “casa con gli occhi” inizia il nostro percorso letterario che insieme al trekking nei calanchi ci accompagnerà per tutta la giornata. Intanto inizia a piovere…

Cosimo legge un brano tratto dal libro Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi. Lo scrittore al confino ad Aliano era un medico e viene invitato a visitare un ammalato grave in una masseria lontana , in località Pantano. Inizia quindi il viaggio di Levi verso la masseria in una fredda sera d’inverno illuminata dalla luna, lo stesso che faremo noi ma di giorno e forse sotto la pioggia.

 
Camminiamo su una stradina in mezzo ad un uliveto. Facciamo una sosta e Cosimo legge un brano “……io scendevo a grandi passi per il sentiero precipitoso, il cavallo mi seguiva dappresso, e sentivo dietro a me il suo caldo respiro….andavo come inseguito, per quei luoghi ignoti…”
 
Ha smesso di piovere, lasciamo l’uliveto ed iniziamo il percorso tra i calanchi, facciamo un’altra sosta e Cosimo legge un altro brano del libro,i presenti, tra cui i tre bambini ascoltano in religioso silenzio ”….la luna riempiva il cielo e pareva si versasse sulla terra. Su una terra remota come la luna, bianca in quella luce silenziosa, senza una pianta né un filo d’erba, tormentata dalle acque di sempre, scavata, rigata, bucata….”  Si decide di non fare la seconda variante , faticosa soprattutto in presenza di fango e con la pioggia cessata, ma incombente.
 
Penso a Carlo Levi e la sua corsa verso l’ammalato, non è cambiato niente da allora, mi sembra di essere indietro nel tempo, in tutto il percorso non abbiamo incontrato nessuno, abbiamo visto, lontano, solo qualche pastore con il suo gregge.
Andiamo avanti tra un paesaggio unico, lunare,bello, selvaggio, il “deserto” si alterna al verde dei pendii,alle orchidee, ed ai fiori multicolori, il silenzio, sempre presente. Raggiungiamo ad un bivio il punto di inizio della terza variante in località Falsa Maiore, nel frattempo è uscito un po’ di sole.Ci dividiamo,la maggioranza prosegue nel fango su un sentiero appena tracciato, poi percorso libero su un pendio in discesa fino ad arrivare ad una grotta scavata nell’argilla, da qui, in leggera salita ci ricongiungiamo agli altri che nel frattempo, proseguendo sul percorso iniziale, ci hanno atteso. Insieme si continua verso la masseria del Pantano, ben visibile in lontananza. Arriviamo, purtroppo dell’antica masseria è rimasto poco, ci sono stati dei crolli , è ben visibile la stanza ed il camino descritto da Levi nell’episodio della visita all’ammalato. E’ un vero peccato, sarebbe opportuno che gli enti preposti, con opportuni finanziamenti, provvedessero ad un recupero della masseria.
 
Più lettori leggono i brani che descrivono l’arrivo di Levi, la morte dell’ammalato, e la permanenza dello scrittore fino all’alba nella masseria, ”…….dalla porta mi giungeva il lamento continuo del moribondo…..la morte era nella casa….verso l’alba il malato si avviò alla fine…le donne gli abbassarono le palpebre sugli occhi sbarrati e cominciarono il lamento Quelle due farfalle bianche e nere, chiuse e gentili, si mutarono d’improvviso in due furie. Si strapparono i veli e i nastri….”.
 
Lasciata la masseria ritorniamo sullo stesso percorso e ci fermiamo per il pranzo a sacco, concluso con la buonissima torta di noci di Maria.
Si riparte, e dopo qualche km. si prende il valico su un sentiero reso scivoloso dalla pioggia,in forte discesa e pieno di buche Si attraversano i calanchi in località Frattine di Capobianco, fino ad una masseria, qui ci aspetta Filippo il proprietario . Sua moglie Rosa ci prepara il caffè e Salvatore, “il pastore che sussurrava alle pecore….”, ci racconta di sentieri lontani. L’assaggio di un ottimo pecorino, chiude la sosta e proseguiamo in mezzo ai calanchi sullo sterrato, fino alle auto.
 
Raggiungiamo Alianello Vecchio,abbandonato dagli abitanti a causa del terremoto del 1980, la località dove Carlo Levi si recò dopo aver lasciato la masseria del Pantano. Cosimo, insieme ad altri ci racconta del passaggio di Carlo Levi nell’abitato ”…..decisi di allungare un poco la strada per passare a Galianello…… è un gruppo di case, su un poggio brullo…..ci vivono 400 persone, senza strada, né medici,né levatrici, né carabinieri……vidi con stupore che ero aspettato”…… Il nostro viaggio nella letteratura e nella natura finisce qui ad Alianello.
 
Ringrazio i partecipanti all’escursione, i bambini in particolare , un ringraziamento al sindaco di Aliano Antonio Colaiacovo e a Mimma Rinaldi per le preziose informazioni sul percorso, a Cosimo per l’impronta letteraria della escursione e la lettura dei brani, a “zio” Giovanni compagno di vari sopralluoghi e un grazie particolare a Franco Mattatelli che con i suoi studi e conoscenze su Aliano e Carlo Levi ci ha incoraggiato a lavorare sul “progetto Aliano” .
 
Donato Casamassima